Premessa
di Mariano Bottaccio* e Antonio Ferraro**
Rifondazione comunista, Cnca, Fish e Libera, insieme a un gruppo di operatori, rappresentanti di associazioni e cooperative che lavorano nel campo dei servizi socio educativi e di promozione sociale, hanno deciso di dare voce a un mondo spesso sommerso e dimenticato come quello del lavoro sociale. Da qui nasce l’inchiesta Voci e volti del welfare invisibile, rivolta alle operatrici e agli operatori sia del pubblico che del privato sociale, che è stata promossa da un comitato promotore formato da Lucio Babolin, Pietro Barbieri, Simone Casadei, Silvana Cesani, Tonio Dell’Olio, Salvatore Esposito, Antonio Ferraro, Sergio Giovagnoli, Roberto Latella, Vittorio Mantelli, Andrea Morniroli, Giacomo Smarrazzo, Damiano Stufara. La realizzazione dell’indagine è stata curata dai ricercatori Simone Casadei e Roberto Latella, che hanno elaborato tutti i dati disponibili e scritto la prima parte della presente pubblicazione.
La seconda parte del presente volume, invece, contiene una serie di interventi e riflessioni – scritte da esponenti del Comitato promotore, della politica, del sindacato e del Terzo settore – che affrontano i principali nodi messi in luce dall’inchiesta.
L’esigenza sentita sin dall’inizio è stata quella di ascoltare chi vive il sistema dei servizi e delle prestazioni sociali al fine di conoscere meglio le potenzialità e le criticità del lavoro sociale e di poter costruire, di conseguenza, politiche più efficaci partendo da basi concrete, dalla realtà. Con questo spirito si è proceduto a mettere in piedi questa inchiesta, il cui successo è stato determinato dalla scelta di dare priorità a modalità di partecipazione dal basso per conoscere, capire e riflettere, evitando così di cadere in stereotipi e discorsi astratti. A riprova di ciò, sono stati ben 2789 gli operatori, distribuiti su tutto il territorio nazionale, che hanno compilato il questionario dell’indagine.
Ma al di là dei numeri, che costituiscono comunque un campione importante, risultano sorprendenti i risultati finali dell’indagine. Una fotografia articolata di persone in carne e ossa che manifestano motivazioni e passioni nel lavoro che svolgono nonostante le difficoltà legate alla precarietà e al non riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei beneficiari dei servizi.
In una fase in cui monta una crisi economica e sociale devastante, che scarica i suoi effetti sulle fasce più fragili della popolazione, ci siamo chiesti quale fosse il ruolo dello stato sociale per uscirne e se la risposta dovesse nascere ancora dall’astrattismo della politica e dal consueto condizionamento legato ai vincoli di bilancio o se dovesse essere capovolto il tutto partendo dai diritti delle persone per definire un modello sociale alternativo in grado di garantirli “sempre”.
Noi siamo convinti che la strada da seguire sia quest’ultima e l’inchiesta va in tale direzione. Non pretende di fornire una soluzione salvifica per lo stato sociale italiano, ma almeno di porre il tema centrale delle nuove modalità di agire politico, più prossime alla vita delle persone semplicemente perché vi è il loro diretto coinvolgimento. E i risultati ottenuti dall’inchiesta - dai numeri dei partecipanti agli elementi di conoscenza e di proposta emersi - ci danno ragione. Dare la parola direttamente al mondo del lavoro sociale, che in questi anni ha prodotto professionalità, sperimentazione ed è cresciuto progressivamente come numero di addetti, ha significato riconoscere anche il ruolo politico del lavoro sociale. Allora, nel momento in cui si tagliano i fondi alle politiche sociali, si impone la privatizzazione e mercantilizzazione dei servizi, si preferisce investire in strumenti “caritatevoli” che stabilizzano le disuguaglianze invece di ridurle, qualcuno si chiede cosa ne pensano i diretti interessati. Qualcuno conosce il sistema che si sta smantellando, le differenze territoriali, contrattuali, ecc.?
Pensiamo che da questa inversione di tendenza si debba ricominciare e che l’inchiesta possa, nel suo “piccolo”, essere una delle tappe del percorso.
Sono state tante le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro.
In primo luogo, vanno ringraziati coloro che, nelle diverse regioni interessate, hanno dato la loro disponibilità a far conoscere l’iniziativa nella propria organizzazione e ad altri soggetti, pubblici e privati, del territorio e che hanno favorito la raccolta dei questionari. L’attivazione di gruppi regionali responsabili dell’indagine è stata assolutamente fondamentale per la buona riuscita del progetto.
Un grazie particolare va, poi, a tutti gli operatori che hanno voluto dedicare una parte non esigua del proprio tempo alla compilazione del questionario, visti i 33 quesiti di cui era composto. Ci auguriamo che il presente lavoro risponda alle aspettative che abbiamo in loro suscitato..
Vogliamo, quindi, ringraziare i tecnici che hanno curato la realizzazione e la gestione del sito dell’inchiesta (www.inchiestalavorosociale.org): Maurizio Semplice (progettazione e webmaster), Gianfranco Pintus (web designer), Roberto Napoleoni (sviluppo). Lo spazio in internet non è stato solo un punto di riferimento per avere informazioni e aggiornamenti sull’indagine, ma anche uno strumento di lavoro, poiché è stato possibile compilare il questionario collegandosi direttamente al sito.
I promotori dell’iniziativa esprimono, inoltre, la propria riconoscenza alla Regione Umbria, che con un contributo economico ad hoc ha permesso di stampare il volume che avete tra le mani.
Infine, ringraziamo anticipatamente tutti coloro che vorranno diffondere la presente pubblicazione, facendone un’occasione di discussione, anche critica. Un libro serve a poco se non c’è poi qualcuno che lo “usa”.
*Responsabile Ufficio stampa del Cnca
**Responsabile nazionale Politiche sociale Prc-Se
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